Vita Trentina, 9 dicembre 2009, p. 21
Chi è partito, chi è rimasto
L'immagine di copertina che ritrae a Bosentino l'anziano nonno di 98 anni accompagnare il nipotino all'ombra di una meridiana che scandisce lo scorrere dei giorni riassume il senso dell'ultima fatica di Alberto Folgheraiter. Quel nonno, nato nel Colorado perché figlio di emigrati trentini, passa il testimone di un'epopea che il giornalista trentino ripercorre con foto d'epoca e con ricordi raccolti in più viaggi negli Stati Uniti sulle orme dell'emigrazione trentina.
Sono le pagine più commoventi e originali di un racconto che miscela passato e presente di quei cambiamenti culturali che Renzo Fracalossi nella bella prefazione definisce la “risacca globale”.
E l'occhio così si sposta al futuro, attraverso le voci e i volti dei figli degli immigrati ai quali Folgheraiter dedica un altro capitolo giocato vivacemente tra vecchi e nuovi arrivi, accoglienze date e negate. Arricchito dalle foto di Gianni Zotta, Fabio Em..
Giornale “L’Adige” del 20 dicembre 2009 p. 6
Folgheraiter
e la Comunità
che si apre
Alessandro Franceschini
«Siamo tutti figli di emigranti. Siamo tutti figli di immigrati. Nell'albero degli antenati ognuno di noi trova rami che si sono moltiplicati o radici che si sono sviluppate in terre diverse. Arrivammo da lontano per occupare i vuoti lasciati dai contagi e dalle stragi medievali. C'è una fetta consistente di Trentino che ha origini altrove». Inizia così, con questo incipit che è un inno alla fratellanza, il nuovo libro di Alberto Folgheraiter «Oltre la soglia del tempo. Il Trentino di chi è partito, la terra di chi è rimasto» (240 pagine, illustrato, 39 euro) in libreria dalla scorsa settimana per i tipi della Curcu&Genovese. Si tratta di un volume che contiene più libri, intrecciati con un raffinato filo narrativo: è un libro di storia trentina, ma anche un libro di acuto giornalismo; è un libro di fotografie belle da sfogliare, ma anche un documentato viaggio nelle n..
Giornale “il Trentino” del 10 dicembre 2009 p. 44
Folgheraiter:
sguardo sul Trentino,
terra di fuga e di accoglienza
Franco de Battaglia
«Oltre la soglia del tempo: il Trentino di chi è partito, la Terra di chi è rimasto» l’ultimo libro di Alberto Folgheraiter (che verrà presentato domani, alle 11, a Palazzo Roccabruna, presente l’autore, editore Curcu&Genovese) si apre, in copertina, con una bellissima fotografia di Gianni Zotta. Un uomo vecchio (98 anni, Alfredo Ruggera) mentre scende dal “pontesèl” di una casa di paese, ornata da un’antica meridiana che sarebbe piaciuta a Faganello. Lo accompagna, tenendolo per mano, un bambino, Sebastiano Pontalti, di 5 anni. La foto suggerisce subito nonno e nipote, il vecchio e il nuovo Trentino, le radici antiche e le speranze future che si tenengono per mano. Ma se si va a leggere “dentro” il libro, ci si accorge che solo in parte è così. E infatti nei racconti (tradizioni di paese nella prima parte, avventure e tragedie di emigra..
Con l’ineffabile leggerezza che solo certe complicità amicali sanno scovare, è nella serata di ieri che mi è stato chiesto un commento a quest’ultima “fatica letteraria” di Alberto Folgheraiter. Perdonerete quindi la pochezza del mio dire e l’affido alle sensazioni dell’anima, anziché a quelle letterarie. Non ho mai capito, perché si parli di “fatica”, quando si narra dello scrivere. Quest’ultimo è un atto che da piacere. Non è mai una fatica. A meno che non si abbia nulla di dire. In questo caso si tratta di sforzi improbi e spesso le cronache del quotidiano ce lo rammentano.
Molti scrivono senza aver alcunché da dire; senza una storia vera da raccontare. E ciò danneggia non solo la letteratura, ma anche la parola ed i suoi significati più intimi. Le società si sono sempre rette anzitutto sulla narrazione: da Omero in poi e quelle stesse società si sono perse quando si è smesso di narrare. Noi oggi siamo un po’ sull’orlo di un simile rischio. Ecco perché libri come questo hanno un l..