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Il
3 febbraio 1998, un aereo Prowler della base militare U.S.A. di Aviano trancia
di netto i cavi della funivia del Cermis; una cabina precipita nel vuoto causando
la morte di tutte le venti persone che vi erano a bordo. Questo libro è
la ricostruzione “teatrale” del disastro affidata ad un protagonista,
il manovratore del vagoncino che saliva verso la stazione intermedia, che restò
appeso nel vuoto per un tempo indefinito, prima che un elicottero, con una spericolata
manovra, riuscisse a portarlo a terra. Il Cermis è ormai sinonimo di
strage, ma è anche il paradigma della tenace volontà della gente
di Cavalese di non restare schiacciata sotto un vagoncino, giallo o rosso che
sia, né di essere appesa a quel filo tranciato un pomeriggio d’inverno
da chi giocava a fare la guerra come davanti ad un videogame. “Ciò
che non si può dire” è la riproposizione di un disastro come
una tragedia portata sul proscenio da un protagonista che racconta ciò
che ha vissuto. Perché non sia dimenticato. (Alberto Folgheraiter)
Prefazione di Alberto Folgheraiter
marzo 2001, pagine 112, formato 14x21, ISBN 88-87534-30-6
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