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cinquant’anni (li ha compiuti il 27 settembre 2002), Alberto Folgheraiter
pubblica “La Terra dei Padri” per recuperare brandelli di un mondo
del quale lui stesso ha vissuto i palpiti estremi e conosciuto gli ultimi protagonisti.
Un mondo contadino e valligiano, con riti e ritmi di vita che si sviluppavano
sullo spartito delle stagioni; che seguivano il calendario delle liturgie della
Chiesa alla quale erano affidate la vita e la morte, i dubbi e le angosce, ed
alla quale si chiedevano certezze sul passato e dogmi per l’avvenire. Fu
un mondo che praticò in molti ambiti l’esercizio della delega, lasciando
ai pochi che avevano un’istruzione la gestione dei diritti e del potere
sulle comunità. Questo contesto di pauperismo e di autarchia subì
una rapida trasformazione a partire dagli anni Sessanta del XX secolo quando
il benessere generalizzato (ma qui sacche di povertà resisterono sino
alla fine del secolo) cancellò, in pochi anni, radicate tradizioni e
secolari modi di vivere. L’emigrazione, che per tutta la seconda metà
del XIX secolo e la prima metà del XX aveva fornito braccia a lavori
in contrade lontane, si arrestò. L’agricoltura fu abbandonata per
un meno precario impiego sul fondovalle.
febbraio 2004, pagine 304, formato 23x30, ISBN 88-87534-48-9
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